Da oltre cinquant'anni cerchiamo, in modi diversi, di avvicinare Porto Potenza e Potenza Picena.
Nel 1971 l'Amministrazione Rosciani proponeva la strada del Fosso a Mare per arrivare a una «unica e nuova realtà territoriale». Non era soltanto una strada: c'era l'idea che avvicinare fisicamente i due centri potesse superare anche le loro distanze.
Ma nel 2012 il sindaco Paolucci parlava ancora di campanilismo e di una contrapposizione legata anche a ragioni culturali.
Oggi, nel 2026, torniamo a parlare del Fosso a Mare, questa volta attraverso una ciclabile.
Una ciclabile può essere utile: può migliorare la mobilità, la sicurezza e la fruizione del territorio.
Una ciclabile può avvicinare i luoghi.
Ma una comunità non si costruisce soltanto collegando luoghi.
E qui c'è un'altra questione che merita attenzione: le alternative di percorso.
Il tracciato lungo l'Asola era già stato richiamato nel dibattito consiliare nel 2017 da Senigagliesi e successivamente ripreso da Mezzasoma.
Nel giugno 2019, l'allora vicesindaco Giulio Casciotti parlava pubblicamente della possibilità di realizzare proprio lungo l'Asola una pista ciclabile «mare-collina».
Un'ipotesi che potrebbe mettere in relazione Porto Potenza, Montecanepino e Villa Buonaccorsi, valorizzando un territorio di interesse paesaggistico e utilizzando un percorso già frequentato dai cittadini.
Non si tratta di dire oggi quale sia il percorso migliore.
La domanda è un'altra:
✅ Le diverse alternative sono state valutate?
✅ Sulla base di quali criteri è stata fatta la scelta?
Perché una ciclabile può essere semplicemente un collegamento tra due punti, oppure può diventare uno strumento per valorizzare il territorio e migliorare la mobilità.
Ed è qui che torniamo al tema della comunità. Già nel 1971 si parlava di partecipazione dei cittadini e contributo della popolazione alle scelte amministrative.
Forse è proprio questo che dobbiamo recuperare oggi.
Non si tratta soltanto di collegare meglio due centri.
Si tratta di costruire una comunità capace di partecipare alle decisioni sul proprio futuro.
Non limitarci ad avvicinare i luoghi.
Mettiamo la comunità nelle condizioni di costruire il proprio futuro.
Porto Potenza non è nata attorno a un castello, a un'antica piazza o a una grande istituzione.
È cresciuta in modo diverso.
È cresciuta perché migliaia di persone, nel corso di oltre un secolo, hanno deciso di costruire qui la propria vita.
C'erano i pescatori e i contadini delle campagne circostanti.
Poi arrivarono gli operai delle prime fabbriche, le famiglie attratte dalle opportunità di lavoro, i militari dell'Aeronautica, i servizi dell'Istituto Elioterapico, gli artigiani, i commercianti.
Arrivarono persone dalle campagne, dai comuni vicini, dall'entroterra, da altre regioni d'Italia e poi da altri Paesi.
Ognuno portò qualcosa.
Un mestiere, un'esperienza, una cultura, una speranza.
E così, poco alla volta, Porto Potenza si trasformò in una comunità sempre più ampia e aperta, capace di integrare persone provenienti da luoghi ed esperienze diverse.
Per molti decenni esistette una promessa semplice ma concreta.
Qui si poteva trovare lavoro.
Qui si poteva costruire una casa.
Qui si poteva crescere una famiglia.
Qui si poteva guardare al futuro con fiducia.
Qui si poteva godere di una certa sicurezza.
Forse è stato questo il vero "sogno di Porto Potenza".
Non un progetto scritto sulla carta.
Ma la convinzione che, impegnandosi, fosse possibile migliorare la propria condizione e quella dei propri figli.
Le imprese, le associazioni, il volontariato e migliaia di famiglie hanno contribuito a costruire questa realtà.
Le istituzioni hanno accompagnato la crescita della popolazione e del tessuto urbano, ma raramente hanno saputo trasformare quella crescita in una vera visione della comunità che stava nascendo.
Porto Potenza è cresciuta.
Ha cambiato volto.
Ha attratto persone, creato opportunità e costruito legami.
Per molto tempo quel modello sembrò funzionare.
Ma nessun modello dura per sempre.
Negli ultimi decenni molte delle condizioni che avevano sostenuto quella crescita sono cambiate.
Le grandi fabbriche non esistono più.
Il lavoro è diverso.
La popolazione invecchia.
Sono cambiati i bisogni, le aspettative e le sfide da affrontare.
Forse è questa la scommessa che Porto Potenza ha oggi davanti a sé.
Non quella di tornare indietro.
Ma quella di immaginare un nuovo futuro condiviso.
Quale può essere oggi il nuovo progetto capace di dare prospettiva a Porto Potenza nei prossimi venti o trent'anni?
Perché conoscere la nostra storia non significa guardare indietro con nostalgia.
Significa capire chi siamo per immaginare chi vogliamo diventare.