In questi giorni abbiamo sentito ripetere più volte una parola:
«Campanilismo».
È bastato parlare di Porto Potenza, chiedere più attenzione, proporre che qualche volta il Consiglio comunale si riunisca anche qui.
Ma che cosa significa davvero essere campanilisti?
Voler bene al proprio paese? Difenderne la storia? Chiedere servizi? Pretendere che le istituzioni ascoltino i cittadini?
No. Non basta questo.
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n questi giorni abbiamo sentito ripetere più volte una parola:
«Campanilismo».
È bastato parlare di Porto Potenza, chiedere più attenzione, proporre che qualche volta il Consiglio comunale si riunisca anche qui.
Ma che cosa significa davvero essere campanilisti?
Voler bene al proprio paese? Difenderne la storia? Chiedere servizi? Pretendere che le istituzioni ascoltino i cittadini?
No. Non basta questo.
Il campanilismo nasce quando l’attaccamento al proprio luogo diventa esagerato, fazioso, esclusivo. È proprio questa la distinzione che troviamo anche nella definizione del termine. Treccani
IL “NOI” E IL “LORO”
Ogni comunità costruisce un senso di appartenenza.
C’è un “noi”: quelli del nostro paese, del nostro quartiere, della nostra frazione.
E può comparire un “loro”: quelli dell’altro paese, dell’altra frazione, dell’altro campanile.
Non è necessariamente un problema.
Il problema nasce quando, per rafforzare il nostro “noi”, abbiamo bisogno di contrapporlo a un “loro”.
È un meccanismo umano molto più profondo di una semplice rivalità locale: l’identità di un gruppo può rafforzarsi anche attraverso la distinzione da altri gruppi.
QUANDO L’IDENTITÀ DIVENTA PARTICOLARISMO
Avere un’identità locale è una cosa.
Pensare che ciò che è bene per il mio territorio debba necessariamente venire prima di ciò che è bene per gli altri è un’altra.
È qui che l’appartenenza può trasformarsi in particolarismo. E vale per tutti.
Per Porto Potenza come per Potenza Picena. Per San Girio come per Montecanepino. Per ogni parte di una comunità.
Perché il campanilismo non appartiene a un luogo.
È un modo di guardare il proprio luogo.
E ALLORA LA DOMANDA DIVENTA UN’ALTRA
Possiamo difendere l’identità del nostro paese senza considerare quella degli altri una minaccia?
Possiamo chiedere qualcosa per il nostro territorio senza pensare che questo debba necessariamente essere tolto a qualcun altro?
Possiamo voler bene al nostro paese senza sentire il bisogno di contrapporlo agli altri?
Forse è proprio qui che passa la differenza tra identità e campanilismo.
L’identità dice:
«Questo è il luogo a cui appartengo.»
Il campanilismo rischia di trasformarlo in:
«Questo è il luogo che viene prima degli altri.»
E allora forse la domanda non è:
«Chi è campanilista?»
Ma:
«Quanto il nostro modo di guardare gli altri è ancora condizionato dal campanile?»
È una domanda che riguarda tutti noi.
Anche noi.
La storia degli uffici comunali promessi a Porto Potenza
Nel programma elettorale del 2014 c'era una previsione precisa per Porto Potenza.
Si sarebbe realizzata la nuova scuola elementare e, dopo la sua costruzione, gli uffici comunali sarebbero stati trasferiti nell'attuale plesso di piazza Douhet.
Era una scelta tutt'altro che secondaria.
Significava portare a Porto Potenza una funzione amministrativa stabile, rafforzando il rapporto tra la frazione e il Comune.
Ma quasi subito dopo le elezioni quella prospettiva cambia.
Piazza Douhet torna ad essere considerata come scuola da mantenere e ristrutturare. È in questo contesto che, nel dicembre 2015, il Comune incarica l'ingegner Bandieri di verificare la vulnerabilità sismica dell'edificio e gli interventi necessari per il suo adeguamento.
La relazione arriva nel novembre 2016.
E qui si apre un passaggio decisivo.
La relazione evidenzia una forte vulnerabilità e rende problematica la prosecuzione dell'attività scolastica. Considera però possibile l'adeguamento dell'edificio, giudicandolo economicamente non conveniente per mantenerne la funzione scolastica. Nella relazione, inoltre, l'edificio non viene dichiarato inagibile.
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La storia degli uffici comunali promessi a Porto Potenza
Nel programma elettorale del 2014 c'era una previsione precisa per Porto Potenza.
Si sarebbe realizzata la nuova scuola elementare e, dopo la sua costruzione, gli uffici comunali sarebbero stati trasferiti nell'attuale plesso di piazza Douhet.
Era una scelta tutt'altro che secondaria.
Significava portare a Porto Potenza una funzione amministrativa stabile, rafforzando il rapporto tra la frazione e il Comune.
Ma quasi subito dopo le elezioni quella prospettiva cambia.
Piazza Douhet torna ad essere considerata come scuola da mantenere e ristrutturare. È in questo contesto che, nel dicembre 2015, il Comune incarica l'ingegner Bandieri di verificare la vulnerabilità sismica dell'edificio e gli interventi necessari per il suo adeguamento.
La relazione arriva nel novembre 2016.
E qui si apre un passaggio decisivo.
La relazione evidenzia una forte vulnerabilità e rende problematica la prosecuzione dell'attività scolastica. Considera però possibile l'adeguamento dell'edificio, giudicandolo economicamente non conveniente per mantenerne la funzione scolastica. Nella relazione, inoltre, l'edificio non viene dichiarato inagibile.
A quel punto, però, invece di tornare alla previsione originaria — gli uffici comunali a Porto Potenza — prende forma un'altra strada.
L'edificio viene quindi indicato come inagibile e questa qualificazione diventa il presupposto della sua demolizione. Nel progetto di rigenerazione urbana del 2021 l'ex scuola viene infatti indicata come inagibile a seguito della verifica di vulnerabilità e destinata all'abbattimento per lasciare spazio a un parcheggio.
La conclusione arriva qualche anno dopo.
Nel 2024 il Comune mette a gara un intervento che segna definitivamente il nuovo destino dell'area: il recupero della porzione più recente dell'ex scuola e la realizzazione del parcheggio scambiatore. La parte più recente, realizzata secondo la normativa sismica dell'epoca, viene recuperata; le altre porzioni vengono invece demolite. La demolizione viene avviata nel maggio dello stesso anno.
Ed eccoci al punto.
Nel 2014 gli uffici comunali a Porto Potenza erano una scelta prevista dal programma.
Oggi quella possibilità non esiste più.
Non soltanto perché gli uffici non sono arrivati.
Ma perché, attraverso una successione di decisioni, è venuto meno anche l'edificio individuato per ospitarli.
Non è necessario stabilire oggi quali siano state le intenzioni di chi ha preso quelle decisioni.
È sufficiente ricostruire la sequenza:
prima gli uffici comunali;
poi la scuola da mantenere;
poi la vulnerabilità;
poi l'inagibilità;
poi la demolizione;
infine il parcheggio.
Ogni passaggio ha ristretto lo spazio per quello successivo.
Fino a rendere impossibile la promessa iniziale.
È soltanto la conseguenza naturale di scelte amministrative successive?
Oppure, quando si decide dove collocare funzioni e servizi pubblici, anche l'equilibrio tra i due territori del Comune finisce per pesare sulle decisioni?
È questa la domanda che vogliamo provare a capire.
Partendo da un'altra vicenda: quella della nuova Casa di riposo.
La storia della nuova Casa di riposo di Porto Potenza
Questa volta non partiamo da un vecchio programma elettorale.
Partiamo da 1.500 firme.
Nel dicembre 2023 viene promossa una raccolta firme per chiedere una nuova struttura per anziani a Porto Potenza. Nei mesi successivi le adesioni arrivano a circa 1.500.
Nel gennaio 2024 l'Amministrazione incontra il comitato per la casa di riposo e riconosce il problema: la casa di riposo comunale, con i suoi 29 posti, non riesce a coprire le esigenze dell'intera comunità. La proposta è quella di una nuova struttura residenziale, con la possibilità di affiancare anche un centro diurno.
A marzo la nuova casa di riposo a Porto Potenza viene definita dalla sindaca “tra le nostre priorità”, precisando però che un'opera di queste dimensioni richiede un'area adeguata, risorse importanti e tempi tecnici.
Poi arriva la campagna elettorale.
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La storia della nuova Casa di riposo di Porto Potenza
Questa volta non partiamo da un vecchio programma elettorale.
Partiamo da 1.500 firme.
Nel dicembre 2023 viene promossa una raccolta firme per chiedere una nuova struttura per anziani a Porto Potenza. Nei mesi successivi le adesioni arrivano a circa 1.500.
Nel gennaio 2024 l'Amministrazione incontra il comitato per la casa di riposo e riconosce il problema: la casa di riposo comunale, con i suoi 29 posti, non riesce a coprire le esigenze dell'intera comunità. La proposta è quella di una nuova struttura residenziale, con la possibilità di affiancare anche un centro diurno.
A marzo la nuova casa di riposo a Porto Potenza viene definita dalla sindaca “tra le nostre priorità”, precisando però che un'opera di queste dimensioni richiede un'area adeguata, risorse importanti e tempi tecnici.
Poi arriva la campagna elettorale.
Ai cittadini viene presentato un rendering della nuova Residenza Protetta di Porto Potenza, con il suo posizionamento nell'area di via Calabria, indicato come un obiettivo da raggiungere.
E nel 2024 la nuova struttura entra anche nelle linee programmatiche di mandato 2024-2029.
Nella sezione dedicata alle politiche sociali, tra i “Nuovi spazi dedicati”, compare infatti:
“Casa di riposo, centro diurno, residenza protetta”.
A questo punto il percorso sembra delineato: una richiesta della comunità, una priorità riconosciuta, un progetto presentato e un obiettivo inserito nel programma di mandato.
Poi arriva il 2025.
Nel Piano triennale delle opere pubbliche 2025-2027, la nuova Casa di riposo non viene inserita.
L'opposizione lo contesta.
L'Amministrazione risponde che l'obiettivo non è stato abbandonato: la struttura resta nelle linee programmatiche e nel DUP, mentre è in corso la ricerca di un'area idonea e devono essere individuate risorse e modalità di realizzazione. Ricorda inoltre che il Piano delle opere pubbliche può essere aggiornato annualmente.
Ed è qui che la vicenda diventa interessante.
Perché un conto è indicare un obiettivo, un altro è trasformarlo in un'opera programmata, con un'area, un progetto, risorse e tempi.
Secondo l'Amministrazione, la Casa di riposo non è stata cancellata.
Ma nel Piano delle opere 2025-2027 non c'è.
E allora la domanda non è soltanto:
“Quando verrà costruita?”
La domanda è:
Che cosa deve succedere perché un'esigenza riconosciuta dalla comunità e inserita nei programmi dell'Amministrazione diventi una scelta concreta?
E soprattutto:
quando opere e servizi devono essere distribuiti tra i due territori del Comune, quali criteri guidano queste scelte?
È la stessa domanda che ci siamo posti guardando alla storia degli uffici comunali di Porto Potenza.
Due vicende diverse.
Due esigenze diverse.
Ma forse un filo da seguire.
La storia del presidio sanitario di Porto Potenza
Un tempo Porto Potenza aveva un poliambulatorio pubblico.
Un presidio sanitario sulla costa, con servizi e attività rivolti alla popolazione.
Già nel 2015 la sua chiusura era al centro del confronto pubblico.
Negli anni successivi il poliambulatorio viene progressivamente svuotato delle sue funzioni e, secondo la ricostruzione fornita dal Comune, nel 2018 viene definitivamente soppresso. La motivazione indicata fu quella dei costi di affitto dei locali, ritenuti non più sostenibili. (Il Cittadino di Recanati)
Ma il punto prelievi pubblico rimaneva.
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La storia del presidio sanitario di Porto Potenza
Un tempo Porto Potenza aveva un poliambulatorio pubblico.
Un presidio sanitario sulla costa, con servizi e attività rivolti alla popolazione.
Già nel 2015 la sua chiusura era al centro del confronto pubblico.
Negli anni successivi il poliambulatorio viene progressivamente svuotato delle sue funzioni e, secondo la ricostruzione fornita dal Comune, nel 2018 viene definitivamente soppresso. La motivazione indicata fu quella dei costi di affitto dei locali, ritenuti non più sostenibili. (Il Cittadino di Recanati)
Ma il punto prelievi pubblico rimaneva.
Dopo la chiusura del poliambulatorio, infatti, viene mantenuto o riattivato un servizio pubblico per le analisi del sangue, proprio per evitare agli anziani e alle persone più fragili di doversi spostare.
Poi viene meno anche quello.
Nel luglio 2023, l'AST documenta la chiusura del proprio punto prelievi di Porto Potenza e indica il centro prelievi del Santo Stefano come soluzione alternativa.
Oggi in Via Aprutina un punto prelievi c'è, ma appartiene al gruppo KOS, presso il Poliambulatorio Santo Stefano. (kosgroup.com)
Il punto prelievi non compare nel programma elettorale 2024.
Nel programma compare invece, tra le politiche sociali, la “Realizzazione del Punto Salute e Centro Assistenza alla persona”.
Il punto prelievi diventa poi un impegno dell'Amministrazione nel corso del mandato.
Nel 2024 il Comune dichiara di lavorare con l'AST per individuare uno spazio idoneo dove riportare il servizio a Porto Potenza. (comune.potenza-picena.mc.it)
Poi, nel marzo 2025, arriva l'annuncio:
“Il punto prelievi sarà attivo fra qualche mese.”
I locali, spiega l'assessore, erano stati individuati. Restavano da fare alcuni lavori per renderli a norma. (Il Resto del Carlino)
Sono passati più di diciotto mesi.
E oggi, ottobre 2026, non abbiamo trovato una comunicazione ufficiale del Comune o dell'AST che documenti l'effettiva apertura di quel nuovo punto prelievi pubblico.
Ed è qui che nasce la domanda.
Perché la storia che abbiamo ricostruito racconta una cosa abbastanza semplice:
prima c'era un poliambulatorio;
poi il poliambulatorio è stato chiuso;
è rimasto il punto prelievi;
poi è stato chiuso anche quello;
e oggi si cerca ancora di riportare sulla costa un servizio pubblico.
Nel frattempo, il principale presidio sanitario pubblico del Comune rimane il Poliambulatorio di Potenza Picena, che oggi dispone anche di un punto prelievi e di diverse attività ambulatoriali. (Ordine dei Medici Macerata)
La domanda allora è:
quando un territorio ha bisogno di servizi, perché nel tempo alcuni vengono tolti invece di aggiungerne di nuovi?
E soprattutto:
la distribuzione dei servizi sanitari tra Porto Potenza e Potenza Picena segue soltanto esigenze organizzative e strutturali, oppure anche altri criteri territoriali?
Non abbiamo la risposta.
È proprio questo che vogliamo capire.
Tre vicende diverse.
Tre esigenze diverse.
Ma forse un filo da seguire.